e alla fine, tu cosa conosci?


Tante sono le preoccupazioni della gente…

Qualcuna fa ridere per quanto è banale ma, il problema sorge quando ci si preoccupa a livello maniacale di quello che si può chiamare “l’immediatezza dell’impatto”. Questo avviene spesso poiché si ha la mania di giudicare la bellezza, l’abbigliamento o il comportamento altrui ed ecco che per questa ossessione della società ci si preoccupa di come appari agli occhi degli altri.

“Fin qui io e da qui in poi gli altri”.

Costruiamo intorno a noi una specie di “recinto” che delimita lo spazio tra Io e Altri, un “recinto” di nome Apparenza dietro il quale ci nascondiamo quando ci fa comodo. Badare a questo “recinto” diventa poi, a tal punto ossessionante che spesso dimentichiamo di prenderci cura dell’interno ma purtroppo anche dell’esterno. Succede così che non vi è la consapevolezza di essere veramente buoni o solo si vuole apparire, così come non vi è la consapevolezza dell’intelligenza o della sua mancanza.

“Conosci te stesso” scrissero i greci sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, invitando l’uomo a indagare dentro di se. Oggi, conoscere se stessi è diventato un dono pregiato che a pochi è dato di possederlo.

Ma alla fine, cosa interessa a me se una persona conosce chi è o solo fa finta di conoscersi? Nulla. Zero. Forse proverei solo pena o forse ne anche.

La preoccupazione di fare bella figura ci porta a volte a nascondere il nostro carattere, il nostro modo di essere, il vero IO fino a negarlo e tutto questo per delle ragioni spesso puerile.

La verità è che al mondo non gliene frega un bel nulla di come siamo fatti in realtà, poiché il mondo non ha ne tempo e ne voglia di fermarsi per conoscerci.

Noi possiamo invece fermarci per un istante e dare alla nostra anima il tempo di nutrirsi e alla nostra mente il tempo di ricordarsi chi siamo.

Guardare un dipinto, ascoltare una canzone, oppure leggere un breve riassunto di un libro senza approfondirne il contenuto, tutto questo è superficiale e si fa esclusivamente perché si vuole apparire interessati all’argomento o si fa perché semplicemente si sente qualcosa dentro che ci spinge a esclamare: “Oh, che bello!”. Dagli adolescenti ai nonni quanti si chiedono il perché osservano per più volte un dipinto o il perché sentono in loop una canzone? Troppo pochi…

In quei momenti di intensità si creano inconsapevolmente legami ancestrali tra noi e il resto. Eh sì, poiché c’è anche altro oltre a noi. Siamo una componente parte di un intero chiamato Mondo. Sono questi connessioni che ci fanno stare bene e sentire l’emozione. Al di là del recinto di quale parlavo prima si trova qualcosa che veramente bisogna conoscere, curare e preservare poiché è il nostro compito. Fermiamoci per un istante e diamo alla nostra anima tempo di nutrirsi e alla nostra mente tempo di ricordarsi chi siamo.

Ecco il perché, se non è nel mio interesse che tu abbia capito chi sei, è primordiale per me farti scoprire quello che è intorno a te.

Il mondo intorno a noi può essere bello o brutto, cattivo o buono, non ha importanza, poiché quello che importa di più è di conoscerlo così com’è dal vero. Prima conosciamolo poi, inevitabilmente parlando di lui capiremo meglio quello che di esso ci piace o meno e soltanto dopo avremmo le carte in regola per poter intervenire e cambiarlo…

by Riöphan

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