“Così va la vita”


Una nuova stronzata ci arriva dritta in faccia come un grande grosso sputo, giusto per coprire i nostri occhi già oziati dalla mattina alla sera sui nuovi schermi tecnologici.

Il Ventunesimo incontro sul clima tenutosi a Parigi il mese scorso vede un numero di 195 paesi, più la Comunità Europea rappresentata per la prima volta come un unico paese, discutere sull’inquinamento e sopratutto concludere con soluzioni che mirano a potenziare la vita sulla Terra, curando il clima. Ma come succede spesso e ultimamente succede più che spesso, quelli che godono sono le grosse compagnie, la grande finanza e i grossi investitori, mentre la popolazione continua a fare ciò che da sempre fa: ubbidire. Però c’è qualcuno o meglio, qualcosa che guadagna più di tutti: la globalizzazione. Questo squallido meccanismo di economia e finanza, sotto la pretesa di combattere la fame e alzare il livello di sviluppo nei paesi del terzo mondo, non fa altro che portare alla rovina paesi sviluppati raggirando l’intelligenza della popolazione e infrangendo di gran lunga il diritto costituzionale di miliardi di lavoratori. I proprietari delle grande aziende hanno scoperto in questo meccanismo una grande opportunità per arricchirsi e ingrossare i propri conti bancari. sfruttamento-minorileEd eccoli qui, queste grande aziende, così grandi, che fanno business anche con il loro solo nome, chiudere i stabilimenti storici e licenziare migliaia di operai per poi spostarsi così velocemente da dimenticare il pagamento dell’ultimo stipendio, in un paese così povero che la popolazione non sa ne anche leggere. Sfruttamento di minori, lavoro mal pagato, favoreggiamento della corruzione, stabilimenti costruiti in fretta e con scarsa sicurezza per i lavoratori e per l’ambiente, costituiscono un elenco maleodorante che accompagna le grande aziende nello spostamento dell’impianti industriali da un paese a un altro in cui la manodopera è più a buon mercato.

Cosa centra tutto questo con l’incontro sul clima svoltosi a Parigi lo scorso dicembre?

GlobalizzazioneCentrano i cento miliardi di dollari all’anno che i paesi di vecchia industrializzazione dovranno erogare secondo le decisioni prese a Parigi, per sostenere i finanziamenti e gli incentivi dei paesi in via di sviluppo allo scopo di ridurre le emissioni che possono inquinare l’atmosfera. Udite, udite, gli stessi paesi che hanno visto le grande aziende delocalizzare, dovranno sborsare fior di miliardi di dollari per far sì che le stesse aziende sviluppino la loro tecnologia e i loro nuovi stabilimenti.
I poveri operai senza lavoro e senza l’ultimo stipendio pagato dovranno ora finanziare attraverso lo schifosissimo meccanismo delle tasse, lo sviluppo e l’ammodernamento, secondo gusti moderni, la stessa azienda che gli ha abbandonati in modo vergognoso.

Il punto dell’incontro sul clima di Parigi 2015 nulla ha che vedere con il riscaldamento globale. Non a vinto il Pianeta Terra, non hanno vinto le piante e gli animali in via di estinzione, non hanno vinto le migliaia di specie che muoiono o subiscono mutazioni irreversibili nel oceano Pacifico per via delle radiazioni ormai incontrollabili di Fukushima.

Alla ventunesima conferenza di Parigi 2015 sul clima  non ha vinto Madre Natura ma il Dio-Denaro.

Non c’è nulla da festeggiare…

E come un preambolo per il nostro futuro spiazzato sotto il colpo mortale dell’industrializzazione, non posso che citare il refrain del “Mattatoio n.5”:

“Così va la vita.”

by Riöphan

 

 

 

 

 

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