alla difesa dell’unico testimone della storia


La scomparsa di una civiltà è un dato di fatto, non può essere negato.

Un altro discorso si ha invece se si pensa a come ci vengono raccontate le tappe che hanno portato a questo fatto e a come esso si è manifestato in quel preciso istante. Un monumento comunica, un sito archeologico comunica, un affresco comunica; ecco perché molti di loro vengono isolati, dimenticati, rasi al suolo, privati del significato storico in modo tale che la società non possa utilizzare le informazioni che gli antenati volevano trasmettere. Quando fu inventata la scrittura per l’uomo fu una grande rivoluzione, ma poi quando l’uomo stesso decise di mettere per scritto la sua storia tutto diventò un può…diverso.

La storia scritta è poco rilevante e oggi ci raccontano più favole che verità.

Già passati per “censure” intimidatorie, secoli prima i maestri dell’arte si sono trovati nella situazione di dover sviluppare segni, forme e metafore per poter trasmettere la verità solo a chi ha l’onore e la capacità di capirla al meglio. Per realizzare questo guazzabuglio di simboli gli artisti si sono rimboccati le maniche e collaborando con poeti e filosofi, musicisti e alchimisti sono riusciti ha riprodurre la realtà nascondendola con destrezza a occhi non esperti.

Oggi, giovani talentuosi, geni della creatività artistica si spengono alla prima timida idea.  A loro viene impedito di avere un pensiero, esercizio mentale che aiuta l’umanità a evolvere. Nei licei artistici e nelle scuole d’arte si fa l’arte solo per il concetto dell’arte, ma purtroppo questa superficialità non darà mai nascita ad una corrente artistica poiché questa non è arte.

L’arte si deve ritrovare nella realtà in quanto lei nasce dalla realtà. Paradossalmente oggi si rischia la sua morte definitiva.

Gli artisti sono spiriti liberi, illustri conoscitori della natura umana e del cosmo in particolare. Guardiamo con stupore opere d’arte dei secoli scorsi e divinizziamo i loro autori, ma dimentichiamo che dietro un Da Vinci, dietro un Caravaggio, dietro un Poussin o un Gauguin, dietro un Monet o un Picasso stava una scuola che elaborava una quantità di informazioni tali da poter far nascere una rivoluzione.

«L’arte è o plagio o rivoluzione.»-Paul Gauguin

Nelle caffetterie di qualche secolo fa, le idee elaborate allo stesso tavolo da un pittore, un poeta e un musicista davano più peso alla società che una mandria di politici. Oggi, gli artisti si incontrano nelle gallerie d’arte per esprimere opinioni…Gli attori sono diventati una casta chiusa così come anche i musicisti, i filosofi spesso opinionisti politici.

La società no ha più una cultura poiché gli elementi che la costituiscono sono “dispersi” e privi del fondamento primordiale: la comunicazione. La professionalità dell’arte non può esistere senza le sue sorelle: la scienza, la filosofia, il teatro, la poesia. La loro unione costituisce la cultura di una nazione, di un popolo, dell’umanità.

«Il tre è il primo numero con cui si può usare il termine tutti.»-Aristotele

Mettere assieme gli elementi della cultura di una società è diventato un lavoro degno del Mito di Sisifo, e come il macigno che lui rotolava verso la cima della montagna fatalmente precipitava, così la società ancorata nella finta realtà cadrà inevitabilmente nell’abisso della sua morte storica.

Non uccidiamo la cultura!

Diamo a essa la possibilità di fare quello che meglio sa fare: raccontare la vera storia di un popolo. Non soffochiamola con idee confuse! Non censuriamola costruendo barriere infrangibili intorno ai pensieri!

Uccidete la cultura di un popolo e ucciderete il popolo stesso…

Pensate prima di volerlo fare veramente!

by Riöphan

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