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I am a child of the world, my world...

Il senso della conoscenza di tutto

Una gran quantità di informazioni a portata di mano copre un’ampia biblioteca virtuale dove chiunque può scrivere di tutto e chiunque può cercare e trovare di tutto. C’è l’imbarazzo della scelta e spesso ci si imbatte nelle pagine che mai avessimo aperto altrove se non nell’Internet.

Vi si trovano migliaia di informazioni sullo stesso argomento, contraddittori le più volte, ma anche bellissimi dibattiti i quali forniscono dati per poter arricchire il sapere.

Conoscere tutto è una necessità che nasce come conseguenza di anni e anni di evoluzione dell’essere umano. Una quantità immensa di informazione si trova nel nostro DNA, è il nostro patrimonio, lo abbiamo ereditato, lo arricchiremo con il sapere e poi lo tramanderemo ai nostri continuatori. Siamo partecipi alla grande conoscenza universale, sta però a ciascuno di noi a fare tesoro di questo dono.ai_shutterstock_bagwIl bisogno di rimanere connessi all’Universo nasce con noi ed è partecipe ai primi nostri passi attraverso la presenza materna. Siamo bisognosi di rimanere attaccati a questa presenza poiché lei è il nostro utero materno, lei è il nostro Universo, la Vita.

Nell’antichità la conoscenza veniva diffusa solitamente nelle cerchie ristrette. Non era un metodo restrittivo, ma sicuramente uno coretto per preservare la conoscenza nella forma più pura possibile ai fini di non cadere in mano alle persone in grado di distorcerla e usarla al proprio piacimento. Mai più come oggi si può capire la necessità di restringere la conoscenza. La nuova era tecnologica ci allontana dall’utero universale, e senza il trauma dell’abbandono materno, che tanto scritto e discusso fu dai grandi padri della psicologia, ci troviamo comunque nella stessa drammatica situazione: l’abbandono. Quasi subito dalla nascita, madri fin troppo preoccupate a mettere in mano del piccolo il famoso Iphone, senza rendersi conto compiono il più osceno gesto, l’abbandono del figlio.  Ma il più grave e che questo abbandono avviene nelle braccia di questa brutta piovra tecnologica che produce nella piccola creatura l’inconsapevole allontanamento da colei che fino quasi all’età adulta del figlio dovrebbe essere la fonte di conoscenza e inspirazione. Eco qui il risucchio dall’utero Universale, l’allontanamento e di conseguenza l’abbandono.

Che succederà a queste nuove creature umane? I loro cervelli aperti come pori di una spugna assorbiranno informazioni distorti dei media corrotti dal sistema governativo e di fronte a schermate televisive, invase da giochi di guerra e odio propagandistico si trasformeranno in piccoli zombie facili da guidare verso il burrone buio del dominio del male. L’abbandono materno mette paura, insicurezza e difficoltà di relazionare. Guardate le nuove generazione, è questa la loro nuova definizione.

 

Il nostro senso, lo scopo dell’esistenza degli esseri umani è quello di portare avanti il Sapere. Siamo delle macchine trasportatrici della conoscenza, del sapere. Uno ad uno, ciascuno di noi umani è il pezzo del puzzle il quale comporrà la Sofia che ci è stata tolta con la primordiale creazione.

Il nuovo lo abbiamo creato sempre noi. Era tecnologica che oggi prende il sopravento sulle nostre vite ci appartiene, fa parte da ciò che ci circonda e penetra dentro nel nostro essere prendendo possesso di noi stessi. Ma noi siamo sempre umani e allora bisogna comportarci come tale, senza perdere la nostra essenza primordiale poiché tutto il resto si costruisce e si forma su quello che noi siamo stati in principio. Non ci potremo opporci al lungo, bisogna conviverci e sfruttare con intelligenza usufruendo al massimo ciò che oggi abbiamo a disposizione per poter arricchire il nostro sapere.

Come le balle di fieno che rotolando sul prato si ingrandiscono, così anche il nostro sapere si ingigantisce rotolando sulla prateria tecnologica dell’Internet, ma attenti al prato che precipita verso il burrone, la caduta è buia.

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