Elfi, gnomi, fate,troll e loro simili a rischio di estinzione


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La letteratura recente ci mette davanti ad una esplosione di romanzi, uno più allettante dell’altro, con una tematica lontana dalla quotidianità di ogni giorno e con una visone quasi omogenea che riguarda il mondo fantastico delle fate, elfi, troll e loro simili. Chi si è accattivato di tali tematiche ha quasi sviluppato una visione realistica su qualcosa che paradossalmente di reale non ha nulla.
Si dice che il mondo delle favole appartiene ai bambini… Ne siamo certi?
Un po’, questa moda della letteratura moderna è iniziata con J.R.R. Tolkien e le sue opere furono per gli autori di questo genere fonte di grande ispirazione. L’impatto emotivo della sua opera fu profondamente influenzato dal periodo storico che l’umanità attraversava, ovvero le due guerre mondiali quando l’uomo aveva bisogno di credere in qualcosa di nuovo, diverso dalle solite favole, qualcosa diverso anche delle credenze religiose di alcun tipo, poiché davanti agli orrori delle due guerre e davanti alla tecnologia che esse portavano l’uomo era diventato una semplice marionetta sottoposta al volere delle forze del male. Perdere la speranza in quello che generalmente aveva rappresentato fin’ora la sua forza e il suo punto di partenza anche in imprese più grandi di lui, costituiva per l’uomo la fine del mondo. Qui interviene la speranza che qualcuno lo salvi, che qualcuno le dia una mano, che qualcuno lo capisca poiché simile a lui. Questo qualcuno non è una entità superiore, no. L’uomo abbandonato dalla religione, l’uomo consapevole della sua malvagità, l’uomo semplice e l’uomo potente trova nelle creature che incombono nella letteratura High Fantasy (epic fantasy) uno stimolo per combattere il male e più volte un aiuto nel sconfiggerlo.
I personaggi che troviamo in questo genere letterale sono sempre esistiti nei racconti antichi, nelle favole e nelle legende dei popoli di tutto il mondo.
Molte analogie tra le opere di J.R.R. Tolkien e “L’Anello del Nibelungo” di Richard Wagner possono essere spiegate per il semplice motivo che hanno come fonte di inspirazione comune la Saga dei Volsungar, saga leggendaria del 13ºsecolo islandese, ma anche il Codex Regius, il manoscritto islandese dei poemi dell’Edda. Decisamente, da tale periodo in poi risalgono le più varie e le più belle trascritte di canti popolari e poemi fino a quel tempo tramandati oralmente dai folkloristi di ogni paese, di ogni comunità. Società e abitudini diversi a volte opposte e addirittura in conflitto da secoli avevano in comune l’importanza e l’attenzione che conferivano nel rivelare al popolo le faccende di guerra, gli eventi straordinari, imprese di guerrieri e fatti eroici attraverso i canti o racconti che esaltavano la figura dell’eroe in tal modo che costui rimaneva saldamente inciso nella memoria collettiva. La voce del popolo ha sempre rappresentato la testimonianza storica in grado di far luce sulle vicende, sui costumi, sulla cultura e sulle credenze ed è proprio la voce del popolo che ci mette davanti a un mondo mitico costituito dai personaggi fantastici quali elfi, gnomi, troll, fate, gobblin e altri ancora. Tali personaggi costituiscono una razza a parte, appartenente a un mondo che sembra esistesse dall’inizio dei tempi, una razza per quanto assomigliante alla razza umana, tanto diversa da essa. Le ballate arcaiche, i canti più antichi non per una sola volta hanno dato alla scuola storica razionale informazioni precise sugli eventi, sui dati storici e sui punti di riferimento per la cultura di una civiltà. Troviamo nella voce popolare più arcaica un continuo interagire tra il popolo degli umani e il popolo che oggi chiamiamo fantastico, ma il quale dai tempi più antichi dell’umanità esiste nella memoria collettiva ed è sempre esistito come in un buon vicinato con l’uomo, non come un legame tra uomo e divinità, ma piuttosto come un legame tra la natura, le piante, gli animali e l’uomo.
Ad un attento sguardo scopriamo che tali personaggi fantastici perdono il loro fascino e scompaiono quasi del tutto dalla scena epica dei folkloristi una volta con il diffondersi nel medioevo della religione vittoriosa, per ritrovarli oggi nella epic fantasy della letteratura moderna. Con il loro ritorno sorge un problema molto delicato per colui che crede nell’esistenza degli elfi, degli gnomi e dei loro simili non perché è un lettore appassionato di questa letteratura ma perché il suo credo trova sostegno nel folklore e nella voce arcaica del popolo e oggi allo stesso tempo si ritrova costretto a non poter ignorare il mondo utopistico che gli autori moderni fantasticando creano intorno a questi personaggi. Si rischia in questo modo che nei prossimi decenni, ma anche prima che l’umanità perda un pezzo della sua memoria collettiva mandando in ridicolo i suoi eroi arcaici e le loro imprese, mettendo in dubbio eventi che hanno cambiato il destino di una civiltà e tutto questo per il semplice motivo che il mito della probabilità della esistenza degli elfi, delle fate, degli gnomi e delle altre creature che hanno accompagnato per millenni gli umani nelle loro imprese sarà per sempre demolito. Il mito che si è voluto distruggere nel medioevo è sopravvissuto attraverso una catena profondamente nascosta agli occhi dei profani, ma non agli occhi del popolo quale sa riconoscere senza indugiare.

I veri nomi, il vero culto e i misteri dell’universo stavano per sorgere dalla notte dei tempi rompendo l’intreccio di bugie creato da coloro che si sentivano minacciati nel loro intento di impadronirsi del nostro mondo e quali non potendo impedire l’emergere della vera storia hanno trovato più facile trasformare il mondo mitico in merce di bancarella, poiché ovvio no, chi prenderebbe sul serio una favola della buona notte che si vende per pochi soldi al banco dell’edicola?

by Riöphan

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